Qualche volta i ragazzi tra i sedici e i diciotto anni uniscono a un’innocenza ingenua e a una raggiante purezza di corpo e di spirito un impulso appassionato verso una devozione e un altruismo assoluti. Questa fase di solito è di breve durata, ma per la sua intensità e unicità rimane una delle più preziose esperienze della vita.

» Fred Uhlman, L’amico ritrovato  
posted 1 settimana fa @ 06 Set 2014 with 23 note
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In fondo al nostro cuore c’è una porta che si apre sul cielo

» Isacco di Ninive  
posted 1 settimana fa @ 04 Set 2014 with 2 note
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So che il soffrire è cosa umana, allora lo accetto e mi sforzo di resistergli…ma far soffrire, questa è una responsabilità troppo grande, io non la voglio!
Non auguro a nessuno d’esser causa di un’infelicità che non si sarebbe mai voluta provocare, quando la scelta obbligata è tra l’accettare di sentirsi impotenti o il farsi cinici.

posted 1 settimana fa @ 02 Set 2014 with 10 note
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Monsieur de Sainte Colombe: La musica esiste solo per parlare di ciò di cui la parola non può parlare. In tal senso essa non è del tutto umana. Allora, avete scoperto che non è per il Re?
Marin Marais: Ho scoperto che è fatta per Dio.
Monsieur de Sainte Colombe: E vi siete sbagliato...poichè Dio parla.
Marin Marais: E’ fatta per l’orecchio?
Monsieur de Sainte Colombe: Non è per l’orecchio ciò di cui non si può parlare.
Marin Marais: Per l’oro? la gloria? il silenzio?
Monsieur de Sainte Colombe: Il silenzio è solo il contrario del linguaggio.
Marin Marais: Per i musicisti rivali?
Monsieur de Sainte Colombe: No!
Marin Marais: L’amore? il rimpianto dell’amore?
Monsieur de Sainte Colombe: No!
Marin Marais: L’abbandono?
Monsieur de Sainte Colombe: No! No!
Marin Marais: Per una cialda offerta all’invisibile?
Monsieur de Sainte Colombe: Neppure. Cos'è una cialda, poi? Essa si vede, ha un gusto, si mangia...non è niente.
Marin Marais: Non so più, mio signore, non so più. Si dovrebbe lasciare un bicchiere ai morti?
Monsieur de Sainte Colombe: Continuate, ci siete vicino.
Marin Marais: Un piccolo abbeveratoio per coloro che il linguaggio ha disertato, per l’ombra dei fanciulli, per addolcire le martellate dei calzolai, per gli stati che precedono l’infanzia, quando si era senza respiro e senza luce...
Monsieur de Sainte Colombe: Signore, poco fa avete sentito che sospiravo. Morirò fra poco e la mia arte con me, solo i miei polli e le mie oche mi rimpiangeranno. Intendo affidarvi una o due arie capaci di risvegliare i morti. Voglio farvi ascoltare la tomba dei rimpianti. Tra i miei allievi non ho trovato alcuno in grado di ascoltare, voi mi accompagnerete.
posted 2 settimane fa @ 31 Ago 2014 with 2 note
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Quando sono davvero triste, l’infelicità si acuisce sempre in un secondo momento, per una sorta di miopia che me la fa credere eterna e ne allontana le cause contingenti. La scomparsa di ciò che l’ha suscitata coincide sì spesse volte con la scomparsa del dolore, talvolta però si rivela solo il preludio a un nemico ben più temibile, quel senso di soffocamento e angoscia che si fonda sull’incapacità di intravedere mai spiragli di luce. Tanto maggiore, questo scoramento, quanto più si ripongono i propri sogni nel futuro, non appena vengono a mancare i presupposti per questo stato di questa felicità riflessa, o illusoria.
Solo di presente io voglio vivere.

posted 2 settimane fa @ 29 Ago 2014 with 9 note
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Non esiste nulla di peggiore per la propria autostima che circondarsi di mediocrità. Tendere costantemente al bello, questo per me significa amare davvero la vita, volere per sè la pulizia di un gesto gentile, il sorriso amico che dà sicurezza, l’umanità di uno sguardo troppo fiero per nascondere insidie, la fragilità che non si fa debolezza. Cura, cura, cura, volersi bene è voler bene all’immagine che di se stessi ogni giorno si costruisce, agli occhi propri e a quelli altrui.

posted 3 settimane fa @ 24 Ago 2014 with 8 note
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Le lacrime son fatte come remi

» Luce d’estate, J. K. Stefansson  
posted 4 settimane fa @ 18 Ago 2014 with 3 note
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Jules Gervais Courtellemont, autochrome, 1923.

Jules Gervais Courtellemont, autochrome, 1923.

posted 1 mese fa @ 10 Ago 2014 with 6 note
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I Narcisi, sentendosi migliori di gran parte dell’umanità, vivono molto meglio delle persone normali.
I Narcisi pessimisti, temendo di aver ragione, vivono pure peggio degli altri.
Oltre al danno la beffa, insomma.

posted 1 mese fa @ 07 Ago 2014 with 10 note
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Quel confine troppo labile tra amor proprio ed egoismo

posted 1 mese fa @ 02 Ago 2014 with 13 note
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Penso si possano distinguere più serie di atteggiamenti umani. Il primo gruppo è quello degli atteggiamenti emotivi, quando “non si hanno delle idee, solo dei sentimenti”. Qui il disaccordo puó essere di due tipi, interessante o meno. Se il motivo del confronto non è interessante, esprimo il mio sentimento senza fornirlo di un contorno razionale e senza giudicare quello altrui (“io sono interista” “io milanista”, “sei un coglione” “buona giornata anche a te”). Se il confronto è su un tema interessante, esprimo con riserva il mio e mi sforzo di non giudicare quello altrui, anche se provo a lasciare che l’altra persona si esprima più diffusamente al riguardo. Qui ammetto di essere carente, dato che il primo mio impulso è tentare la scorciatoia razionale, con la conseguenza che la vittoria dialettica, ottenuta di fatto a tavolino, svuoti il sentimento dell’interlocutore della sua intrinseca dignità e non lo valorizzi in alcun modo (è il caso degli appellanti di Telefono Amico, di qualsiasi bambino, di tanti adulti in molte questioni, perlopiù sentimentali). La seconda serie di atteggiamenti umani è quella che si verifica quando la persona ha cura di coprire con una sovrastruttura razionale le sue emozioni. Se il tema del disaccordo non mi appassiona, lascio che il conflitto non maturi e argomento sì le mie idee, ma in maniera tale da non arrivare a sconfessare quelle dell’altro. Mi difendo, insomma, ma non controargomento punto su punto e senza giungere a uno scontro diretto. In altri casi, è anche possibile che non ritenga neppure valga la pena esprimere delle opinioni contrarie a quelle altrui (principalmente con i filonazisti) e, senza comunque giudicare ad alta voce, evito pure di scendere in polemica. Quando, al contrario, il tema mi interessa, la mia militanza è indubbia e l’interlocutore in disaccordo con me è disposto all’obbiettività, allora ci sono le condizioni per uno scontro dialettico. Questo scontro, che ha come presupposto l’utilizzo esclusivo dell’unica lingua che entrambi sappiamo parlare, quella che ci deriva dal nostro atteggiamento razionale, avviene in un contorno dialettico che rischia di trascendere i toni propri della civil conversazione e mi sforzo quindi di prendervi parte solo quando non ho nulla da perdere (le tipiche conversazioni su Facebook con degli illustri sconosciuti) o quando dall’altra parte c’è qualcuno assieme a cui so di poter gestire le briglie della disputa, altrimenti riduco il confronto a un inoffensivo scambio di opinioni (auspico quest’ultima alternativa soprattutto quando dall’altra parte c’è qualcuno che ha una base culturale di natura o spessore punto diversa dalla mia). Quando questo confronto si realizza non mi pongo mai l’obbiettivo di convertire l’altra persona alle mie idee con una stringente logica aristotelica, dato che entrambi le deduciamo da argomenti emotivi, bensì solamente, ed è l’unica regola, di controbattere alle sue osservazioni razionali con le mie, cercando ovviamente di pormi solo su questo terreno comune, e senza servirmi di argomentazioni, pur da me ritenute razionali, che l’altro non riconosce, dato che a nulla gioverebbero. È frequente che il tema si sposti da un argomento reale a un terreno astratto di puri principi; sarebbe bene chiarirlo subito, dato che è causa di numerosi fraintendimenti (nelle discussioni politiche). La naturale conclusione di questi confronti filosofici è da sempre fin dall’inizio prevedibile, un nulla di fatto o al massimo una vittoria dialettica che non cambia ad ogni modo le posizioni iniziali. Per dirla con Hegel, “La filosofia è quella cosa con la quale o senza la quale tutto rimane tale e quale”. Ritengo siano comunque occasioni importanti per me, dato che favoriscono una maggiore consapevolezza, soprattutto quando le mie argomentazioni vengono contraddette e mi obbligano a riflessioni supplementari.

posted 1 mese fa @ 01 Ago 2014 with 4 note
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Mi fa rabbia ogni trascuratezza verso gli altri esseri viventi. Più di tutto, però, mi spaventano quelli che “si sentono in diritto” e che con questa scusa del diritto giustificano la propria mafiosa indifferenza e aridità di cuore. Sentendosene in diritto schiacciano l’inoffensiva formica sotto le loro luridissime scarpe, salano la lumaca che riposa tranquilla su uno stelo del giardino, mangiano il piatto di aragoste o di foie gras così ignobilmente ricavato, vestono la pelliccia strappata a forza da un animale ancora vivo, difendono la caccia e si entusiasmano di fronte al toro trucidato nello stadio. E io che questo mio rabbioso disgusto lo esprimo ad alta voce, io che pure neanche difendo la scelta vegetariana, vengo definito animalista, ridotto a pedante minoranza. Mi si dice che è la mia sensibilità ad essere troppo accentuata, come se non fosse invece l’animale a soffrire e a subire l’affronto più grande. Ma io, che appunto animalista non sono, semmai umanista, non sto neppure lì a ribattere che un’ingiustificata angheria ai danni di una creatura più debole svilisce solo chi la commette, mostrando a che miserie possono arrivare gli uomini, e che se mi arrabbio è semplicemente perchè mi sento tradito quando scopro che in astratti furori ho attribuito proprio a loro una nobiltà che spesso non possiedono.

posted 1 mese fa @ 29 Lug 2014 with 9 note
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Quanto sarebbe bello riuscire a pensare solo al presente, vivere senza i “sarò”!

posted 1 mese fa @ 25 Lug 2014 with 9 note
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Ancora non mi aspetto di avere un posto nella vita di alcune, m’importa solamente che loro ne abbiano uno nella mia. Credo sia una questione di sublime deferenza.

posted 2 mesi fa @ 17 Lug 2014 with 12 note
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- Conosci te stesso e comprendi ciò di cui sei realmente in cerca. Quindi rendi presente le tue necessità.
- No metarapporto: la natura del legame che vivi con un’altra persona deve rimanere indefinita e quanto meno istituzionalizzata possibile, non verbalizzarla neppure fra te e te. Lasciati guidare di giorno in giorno dalle tue emozioni, la miglior garanzia di sincerità.
- Amor proprio: non rimandare la tua felicità e la tua stabilità individuali, che amandoti puoi perseguire hic et nunc, all’incertissimo giorno in cui, nel migliore dei casi, dipenderanno dalla fortuna di un rapporto interpersonale.
- Adegua sempre la forma del rapporto alla sostanza del tuo sentimento, se non ti è permesso chiudi senza rimpianto il rapporto che lo suscita.
- Non farti irretire dai fantasmi del passato, il tuo unico stato mentale dev’essere il presente.

posted 2 mesi fa @ 15 Lug 2014 with 11 note
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