MISTER NO: “Con amarezza e nostalgia lascio a voi questa città che ha tradito le speranze con cui ci avevo messo le mie radici, venti anni fa. Fuggivo dagli orrori di una guerra combattuta in tutte le parti del mondo, ma fuggivo anche dai tentacoli di una nuova società che aveva sostituito la violenza di quel conflitto armato con veleni più sottili ma non meno pericolosi. Arrivismo, egoismo, voglia di emergere a tutti i costi e con tutti i mezzi, il culto del successo e della ricchezza, l’esaltazione dei valori materiali e la schiavitù del consumismo! La Manaus che mi fu dato di scoprire era il mio rifugio ideale, invece. Indifferente al trascorrere del tempo, pareva destinata a restare eternamente immobile nell’aspetto della fugace gloria di cinquant’anni fa, nel totale isolamento determinato da una immensa foresta in cui i fiumi erano le uniche strade che rendevano vuota e inutile la parola competizione. Era la città della sopravvivenza quotidiana, che, totalmente priva di futuro, non riusciva a premiare i più furbi né a punire i più ingenui, la città della rassegnazione, dunque, ma anche della serenità e della pigrizia, quella dolce pigrizia che ti concede di dedicare tempo e attenzione ai tuoi amici, ai problemi della gente comune e, perché no, anche ai lati più nascosti della tua stessa personalità. Oggi, fuori da quella porta, c’è una città che è passata da ottantamila a ottocentomila abitanti, che fa balenare in tutti la speranza di un lavoro e un nuovo tenore di vita senza, purtroppo, riuscire a mantenere le promesse. Costruendo sì grandi fabbriche, ma anche ignobili quartieri dormitorio, moderne favelas per i poveracci arrivati qui da tutto il Nord-Est. Quella mia città della dolce rassegnazione è diventata la città dell’eterna speranza, della facile illusione, ma anche dell’inevitabile delusione, la città del rischio, della spietata competizione che, come purtroppo succede in tutto il resto del mondo, alla fine premia i potenti, i furbi e gli spregiudicati. Può darsi che questo nuovo modello di vita, alla fine, faccia bene alla gente che si è spinta qui in Amazzonia, faccia perfino bene all’intero Brasile… ma è certo che questa nuova atmosfera non fa bene a me! Per questo, ho voluto salutarvi tutti stasera.”

MISTER NO: “Con amarezza e nostalgia lascio a voi questa città che ha tradito le speranze con cui ci avevo messo le mie radici, venti anni fa. Fuggivo dagli orrori di una guerra combattuta in tutte le parti del mondo, ma fuggivo anche dai tentacoli di una nuova società che aveva sostituito la violenza di quel conflitto armato con veleni più sottili ma non meno pericolosi. Arrivismo, egoismo, voglia di emergere a tutti i costi e con tutti i mezzi, il culto del successo e della ricchezza, l’esaltazione dei valori materiali e la schiavitù del consumismo! La Manaus che mi fu dato di scoprire era il mio rifugio ideale, invece. Indifferente al trascorrere del tempo, pareva destinata a restare eternamente immobile nell’aspetto della fugace gloria di cinquant’anni fa, nel totale isolamento determinato da una immensa foresta in cui i fiumi erano le uniche strade che rendevano vuota e inutile la parola competizione. Era la città della sopravvivenza quotidiana, che, totalmente priva di futuro, non riusciva a premiare i più furbi né a punire i più ingenui, la città della rassegnazione, dunque, ma anche della serenità e della pigrizia, quella dolce pigrizia che ti concede di dedicare tempo e attenzione ai tuoi amici, ai problemi della gente comune e, perché no, anche ai lati più nascosti della tua stessa personalità. Oggi, fuori da quella porta, c’è una città che è passata da ottantamila a ottocentomila abitanti, che fa balenare in tutti la speranza di un lavoro e un nuovo tenore di vita senza, purtroppo, riuscire a mantenere le promesse. Costruendo sì grandi fabbriche, ma anche ignobili quartieri dormitorio, moderne favelas per i poveracci arrivati qui da tutto il Nord-Est. Quella mia città della dolce rassegnazione è diventata la città dell’eterna speranza, della facile illusione, ma anche dell’inevitabile delusione, la città del rischio, della spietata competizione che, come purtroppo succede in tutto il resto del mondo, alla fine premia i potenti, i furbi e gli spregiudicati. Può darsi che questo nuovo modello di vita, alla fine, faccia bene alla gente che si è spinta qui in Amazzonia, faccia perfino bene all’intero Brasile… ma è certo che questa nuova atmosfera non fa bene a me! Per questo, ho voluto salutarvi tutti stasera.”

posted 3 giorni fa @ 21 Apr 2014 with 1 nota
xmister no xSergio Bonelli xfumetti xmanaus xno! xanticonformismo xarrivismo xconsumismo xeroi xdisillusi

A inizio 2013 mio nonno è stato lungodegente in ospedale più di un mese e mezzo per un problema che nessuna cura è riuscita a risolvere. Nel letto di fianco, per tre settimane, un altro ottantenne con un impiccio simile ma - così parve ai medici - un grammo di speranza in più. Il suo fisico, non ancora debilitato, fu sottoposto a un’operazione che asportò tutto l’asportabile per accordargli in cambio qualche mese di serenità. Tra i due malati e le due sanissime mogli sorse spontaneamente un legame che età e consonanza di stati d’animo resero tanto effimero quanto sentito e spontaneo: a metà marzo mio nonno prese congedo. Da lì è stata mia nonna a mantenere i contatti con lui e sua moglie, rivivendo a rallentatore tutte le fasi di una malattia che già alle prime battute si annunciava senza speranze. Inaspettatamente il tragico epilogo tarda tuttora ad arrivare, poichè alle cadute e ai tanto più inevitabili sconforti seguitano ad accompagnarsi eccezionali riprese. L’ultima volta che ho salutato i due anziani, in chiesa per il primo anniversario dalla morte di mio nonno, mai avrei immaginato che sarebbe stata lei quella che non avrei più rivisto.
L’ho saputo oggi.

posted 1 settimana fa @ 17 Apr 2014 with 9 note
xmorte xnonni xcasi della vita xfatalità xdestino xlungo addio

Nel 2010 Marina Abramovic ha passato due settimane immobile su una sedia per sette ore al giorno, guardando negli occhi senza parlare chiunque volesse sedersi davanti a lei. A sorpresa, tra questi è comparso Ulay, uomo con cui ebbe un intenso sodalizio artistico e sentimentale dal 1977 al 1988, quando i due partirono a piedi dai due estremi opposti della Muraglia Cinese per incontrarsi a metà strada e dirsi definitivamente addio.

posted 1 settimana fa @ 11 Apr 2014 with 5 note
xmarina abramovic xulay xamore xlove xamatevi xinnamorarsi xsguardi xcosì vorrei amare xocchi xlacrime

ovettoultravioletto:

Credo che il profondo sentimento che sempre mi accompagna di incongruenza rispetto agli altri, sia dovuto al fatto che di norma le persone pensano attraverso la sensibilità, mentre io sento attraverso l’intelletto.
- F. Pessoa, Libro dell’inquietudine

reblogged 2 settimane fa @ 08 Apr 2014 with 54 note via/source

In conclusione, le mie speranze mancano di una meta. A nulla serve convincersi di aver le carte in regola per scalare montagne se poi ci si scopre circondati da colline. Intorno a me vedo solo grottesche alture, sgraziati monticelli in cui non riesco a riconoscere quell’Everest che per anni ho sognato di scalare.

posted 4 settimane fa @ 27 Mar 2014 with 7 note
xeverest xsogni xsperanze xmontagne xgiovinezza xchefare? xmeta

rizomatica:

( spero ci sia un lungo domani per tutti i nostri oggi mancati )

reblogged 1 mese fa @ 22 Mar 2014 with 143 note via/source

Quando ero bambino mi accorsi che non avevo la linea della fortuna sulla mano. Così presi il rasoio di mio padre e zac! Me ne feci una come volevo.

» Corto Maltese, una ballata del mare salato (via ognidrammachevuoi)  
reblogged 1 mese fa @ 20 Mar 2014 with 79 note via/source
xcorto maltese xfortuna xsorte xmano xhugo pratt xcambiare xdecisioni xtestardaggine xcitazioni

Quasi commovente che dodici persone abbiano deciso di seguire questa pagina nell’ultimo mese, pur avendo io pubblicato solo un messaggio e un esiguo numero di reblog.
Il fatto è che tutti i pensieri che mi hanno attraversato la mente negli ultimi tempi non si lasciano mettere in parole, tantomeno pubblicare su Tumblr. Improvvisamente, sento la necessità di non raccontarmi. Scrivere in qualche modo è razionalizzare e io ora non lo voglio fare. Non voglio riflettere, non voglio mostrare la parte mia più intima a nessuno, non voglio farmi capire. Neppure da me stesso.

posted 1 mese fa @ 08 Mar 2014 with 14 note
xotium xraccontarsi xpudore xcomunquevivogliobene xscrivere xpausa

Che dentro a li occhi suoi ardeva un riso
Tal, ch’io pensai di toccar co’ miei lo fondo
De la mia gloria e del mio paradiso.

» Dante, Divina Commedia (via joliannagrey)  
reblogged 1 mese fa @ 06 Mar 2014 with 539 note via/source
xdante xdivina commedia xalighieri xocchi xamore xgloria xparadiso xcanti

I. Niente ha valore intrinseco.
II. Le ragioni per cui la gente attribuisce un valore alle cose sono sempre, in ultima analisi, irrazionali.
III. Non c’è, dunque, nessuna ragione ultima per attribuire un valore ad alcunchè.
IV. Vivere è azione. Non c’è nessuna ragione ultima per l’azione.
V. Non c’è alcuna ragione ultima per vivere (o per suicidarsi).

» L’opera galleggiante - John Barth  
posted 2 mesi fa @ 23 Feb 2014 with 4 note
xopera galleggiante xjohn barth xsuicidio xnichilismo xnulla vale xillusioni xirrazionalità xragione xvivere xmorire
El Greco - Christ Embraced the Cross (detail) (1587-96)

El Greco - Christ Embraced the Cross (detail) (1587-96)

reblogged 2 mesi fa @ 23 Feb 2014 with 6.698 note via/source
xel greco xocchi xlacrime xpaint xchrist

Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sara` questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
ne’ nell’irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti - finalmente e con che gioia -
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d’ogni sorta; piu’ profumi inebrianti che puoi,
va in molte citta` egizie
impara una quantità di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca -
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos’altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
gia` tu avrai capito cio` che Itaca vuole significare.

»

Kostantin Kavafis - Itaca

(che è tipo una delle poesie più belle che esistano, per chi riesce davvero a capirla)

 
reblogged 2 mesi fa @ 22 Feb 2014 with 132 note via/source
xkavafis xitaca xviaggiatore xmeta xsperanze xmari

Sono triste, ho la testa pesante e nessuna voglia di lasciare la scrivania. Mi sento assolutamente vuoto.
Dormirei volentieri. Il pensiero del sonno si fa sempre più seducente: chiudere gli occhi e svegliarmi d’un altro umore, ecco cosa mi servirebbe.
La solitudine è uno stato d’animo arrogante, copre ogni altra emozione e si fa beffe dei ricordi, delle speranze.
È uno di quei giorni.
Per fortuna sono pochi.

posted 2 mesi fa @ 16 Feb 2014 with 12 note
xtristezza xsolitudine xstanco xricordi xsperanze xnoia xbrutto tempo xsonno xdepressione

Tu prova ad avere un mondo nel cuore e non riesci ad esprimerlo con le parole.

» Fabrizio De Andrè (via paturnieacolazione)  
reblogged 2 mesi fa @ 15 Feb 2014 with 61 note via/source
xde andrè xfaber xun matto xspoon river xincomunicabilità
posted 2 mesi fa @ 14 Feb 2014 with 10 note
xarthur rimbaud xernest pignon xpoetry xpoete maudit xstreet art